mercoledì 26 novembre 2008

INDAGINI PRELIMINARI - ATTIVITA' DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA - OPERAZIONI SOTTO COPERTURA - UTILIZZABILITA' DELLE DICHIARAZIONI DELL'AGENTE INFILTRATO

Con la decisione in esame la Corte di Cassazione ha ricostruito il sistema normativo dei principi applicabili alle operazioni sotto copertura della polizia giudiziaria, affermando che l’agente infiltrato, qualora abbia agito in conformità ai presupposti e ai limiti previsti dalla legge, assume la qualifica di testimone, con la conseguente sottrazione delle sue dichiarazioni al criterio di valutazione di cui all’art. 192 c.p.p.; restano, inoltre, inoperanti sia il divieto di testimonianza su quanto appreso dall’imputato ai sensi dell’art. 62 c.p.p., sia la sanzione di inutilizzabilità stabilita dall’art. 63 c.p.p., e l’unico limite che emerge dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo riguarda la necessità che le dichiarazioni dell’agente infiltrato (non provocatore) siano assunte in contraddittorio. Al contrario, nell’ipotesi in cui l’agente infiltrato agisca in mancanza dei presupposti di legge o esorbiti dai limiti imposti alla sua azione, ponendo in essere un comportamento penalmente rilevante, egli assume la qualifica di imputato in procedimento connesso o collegato, e alle sue dichiarazioni devono applicarsi le regole di assunzione e valutazione di cui agli artt. 210 e 192 c.p.p.; inoltre, la condanna del soggetto provocato, quando si fondi sulle accuse mosse nei suoi confronti dagli agenti provocatori, lascia residuare la possibilità del sindacato della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla equità del processo nella fattispecie concreta.

Testo Completo:
Sentenza n. 38488 del 28 maggio 2008 – depositata il 9 ottobre 2008
(Sezione Seconda Penale, Presidente G. Casucci, Relatore F. Fiandanese)

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