sabato 12 aprile 2014

PROVA TESTIMONIALE - OGGETTO - INATTENDIBILITÀ DEL CONSULENTE TECNICO D’UFFICIO - AMMISSIBILITÀ – ESCLUSIONE – FONDAMENTO.

PROVA TESTIMONIALE - OGGETTO - INATTENDIBILITÀ DEL CONSULENTE TECNICO D’UFFICIO - AMMISSIBILITÀ – ESCLUSIONE – FONDAMENTO.
E’ inammissibile la prova testimoniale volta a dimostrare l’inattendibilità del CTU, venendo in rilievo l’affidabilità personale del consulente soltanto come sintomo della sua carenza di imparzialità, da far valere mediante procedimento di ricusazione.
 
Testo Completo:
Sentenza n. 8406 del 10 aprile 2014
(Sezione Terza Civile, Presidente G. M. Berruti, Relatore E. Vincenti)

IMPUGNAZIONI CIVILI - COSTITUZIONE DELLA PARTE NEL PROCEDIMENTO DI INIBITORIA EX ART. 351 COD.PROC. CIV. - CONSEGUENZE - AUTOMATICA COSTITUZIONE NEL GIUDIZIO DI APPELLO - ESCLUSIONE

IMPUGNAZIONI CIVILI - COSTITUZIONE DELLA PARTE NEL PROCEDIMENTO DI INIBITORIA EX ART. 351 COD.PROC. CIV. - CONSEGUENZE - AUTOMATICA COSTITUZIONE NEL GIUDIZIO DI APPELLO - ESCLUSIONE
La costituzione della parte nella fase inibitoria dell’esecuzione provvisoria della sentenza di primo grado, di cui all’art. 351 cod. proc. civ., non implica, di per sé, l’automatica costituzione anche nel distinto giudizio sul merito dell’appello.
 
Testo Completo:Sentenza 8 aprile 2014, n. 8150
(Terza Sezione Civile, Presidente A. Amatucci, Relatore F.M. Cirillo)

TRIBUTI - CONDONO FISCALE . ART. 12 DELLA LEGGE N. 289 DEL 2002 - RUOLI EMESSI PER LA RISCOSSIONE DI SOMME DOVUTE ALLO STATO DA DIPENDENTE CONDANNATO PER DANNO ERARIALE - APPLICABILITA'

TRIBUTI - CONDONO FISCALE . ART. 12 DELLA LEGGE N. 289 DEL 2002 - RUOLI EMESSI PER LA RISCOSSIONE DI SOMME DOVUTE ALLO STATO DA DIPENDENTE CONDANNATO PER DANNO ERARIALE - APPLICABILITA'
La Suprema Corte, pronunciandosi per la prima volta sulla relativa questione, ha stabilito che la speciale procedura prevista dall’art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per la definizione dei carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali ed affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione fino al 31 dicembre 2000, è applicabile anche ai ruoli emessi per la riscossione di somme dovute allo Stato da dipendente condannato dalla Corte dei conti per danno erariale.
 
Testo Completo:Sentenza 9 aprile 2014, n. 8303
(Sezione Quinta Tributaria, Presidente C. Di Iasi, Estensore A. M. Perrino)

SICUREZZA PUBBLICA - SCOMMESSE - CONCESSIONE - LICENZA DI P.S. - MANCANZA - DISCIPLINA CONTENUTA NEL D.L. N. 16 DEL 2012 - INCOMPATIBILITA' CON GLI ARTT. 49 E 56 DEL T.F.U.E. - RINVIO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA U.E. - QUESTIONE PREGIUDIZIALE


SICUREZZA PUBBLICA - SCOMMESSE - CONCESSIONE - LICENZA DI P.S. - MANCANZA - DISCIPLINA CONTENUTA NEL D.L. N. 16 DEL 2012 - INCOMPATIBILITA' CON GLI ARTT. 49 E 56 DEL T.F.U.E. - RINVIO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA U.E. - QUESTIONE PREGIUDIZIALE
Con ordinanza depositata il 3 aprile 2014, la Corte di cassazione, in un procedimento relativo al reato di esercizio abusivo di giuoco o di scommessa, ed avendo riguardo alla disciplina relativa alle concessioni per l’esercizio di scommesse sportive introdotta dal d.l. 2 marzo 2012, n. 16, ha:
a) disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per l’interpretazione degli artt. 49 e ss. e 56 ss. del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, al fine di chiarire se gli stessi ostano a che venga bandita una gara riguardante concessioni di durata inferiore rispetto a quelle rilasciate in precedenza, eventualmente al fine di allineare le scadenze temporali dei diversi rapporti concessori, ed ancora a che sia prevista una cessione a titolo non oneroso dell’uso dei beni di proprietà dei beneficiari delle nuove concessioni, costituenti la rete di gestione e raccolta del gioco, in caso di cessazione dell’attività;
b) dichiarato manifestamente infondati i profili di prospettata incompatibilità della nuova disciplina – nelle parti attinenti alla mancata revoca delle precedenti concessioni, alla previsione di cause di revoca, sospensione e decadenza delle concessioni, alla regola dell’esclusività della raccolta dei giuochi pubblici in capo ai nuovi concessionari, e al divieto di cessione della titolarità della concessione – con i principi posti dai citati artt. 49 e ss. e 56 e ss. del T.F.U.E.
 
Testo Completo:Ordinanza n. 15181 del 5 febbraio 2014 - depositata il 3 aprile 2014
(Terza Sezione Penale, Presidente S. F. Mannino, Relatore G. Andreazza)

SENTENZA – REDAZIONE NON IMMEDIATA DEI MOTIVI –PROROGA DEL TERMINE DI DEPOSITO – COMUNICAZIONE ALLE PARTI - IMPUGNAZIONE – DECORRENZA

SENTENZA – REDAZIONE NON IMMEDIATA DEI MOTIVI –PROROGA DEL TERMINE DI DEPOSITO – COMUNICAZIONE ALLE PARTI - IMPUGNAZIONE – DECORRENZA
- PROVE – DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA – FORME DI DOCUMENTAZIONE PRESCRITTE - VIOLAZIONE - CONSEGUENZE
Con sentenza del 28.2.2014 la Sesta Sezione penale della Corte ha stabilito che:
a) nel caso in cui i termini per la redazione della sentenza indicati nel dispositivo ex art. 544, comma terzo, cod. proc. pen. siano stati prorogati ai sensi dell’art. 154 comma 4-bis disp. att. cod. proc. pen., il relativo provvedimento deve essere sempre tempestivamente comunicato e notificato alle parti del processo e i termini per l’impugnazione decorrono dalla scadenza del termine come prorogato;
b) il verbale illustrativo della collaborazione deve essere sempre redatto con le particolari forme di documentazione prescritte dall’art. 141–bis cod. proc. pen. (ripresa fonografica o audiovisiva), quale che sia lo status libertatis del collaboratore, precisando che la violazione di dette forme determina l’inutilizzabilità delle dichiarazioni che rileva in sede di giudizio limitatamente all’aspetto delle eventuali contestazioni intervenute nel primo grado del giudizio di merito e nel secondo grado, ove si sia proceduto a pertinente rinnovazione parziale del dibattimento.
 
Testo Completo:Sentenza n. 15477 del 28 febbraio 2014, depositata il 7 aprile 2014
(Sezione Sesta Penale, Presidente G. De Roberto, Relatore C. Citterio)

MISURE CAUTELARI - REALI - SEQUESTRO PREVENTIVO - OGGETTO - SEQUESTRO FUNZIONALE ALLA CONFISCA PER EQUIVALENTE

MISURE CAUTELARI - REALI - SEQUESTRO PREVENTIVO - OGGETTO - SEQUESTRO FUNZIONALE ALLA CONFISCA PER EQUIVALENTE
- STIMA DEI BENI SEQUESTRATI - VALUTAZIONE DEL GIUDICE DELLA CAUTELA - CRITERI - VALORE NOMINALE DEL BENE - ESCLUSIONE - VALORE REALE DEL BENE - APPLICABILITA'
Con sentenza del 9 gennaio 2014, la Sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che, in tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, il giudice deve fare riferimento al valore di mercato del bene nel momento in cui il sequestro viene disposto e non al valore nominale del bene medesimo. (Fattispecie, nella quale la Corte ha annullato la decisione del Tribunale, che, nel determinare il valore dei beni in sequestro, si era ancorata al criterio formale legato al valore nominale del capitale sociale e al valore catastale degli immobili).
 
Testo Completo:Sentenza n. 15807 del 9 gennaio 2014 - depositata l’8 aprile 2014(Sezione Sesta Penale, Presidente De Roberto, Relatore G. Fidelbo)

FAMIGLIA - SEPARAZIONE CONIUGI - PROPOSIZIONE DI DOMANDA ACCESSORIA DI MANTENIMENTO DEI FIGLI - FIGLI RESIDENTI IN ALTRO PAESE CE

FAMIGLIA - SEPARAZIONE CONIUGI - PROPOSIZIONE DI DOMANDA ACCESSORIA DI MANTENIMENTO DEI FIGLI - FIGLI RESIDENTI IN ALTRO PAESE CE
- GIURISDIZIONE SULLA DOMANDA DI MANTENIMENTO DEI FIGLI - CRITERI - REGOLAMENTO CE N. 2201/2003 DEL 27 NOVEMBRE 2003 E L'ART. 3, LETT. C) E D) DEL REGOLAMENTO CE N. 4/2009 DEL 18 DICEMBRE 2008 - INTERPRETAZIONE - RIMESSIONE ALLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPEA
Le Sezioni Unite, a norma dell’art. 267 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea, hanno rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione la pronuncia sulla questione pregiudiziale concernente l’interpretazione e il rapporto tra l’art. 8 del Regolamento CE n. 2201/2003 del 27 novembre 2003 e l’art 3, lett. c) e d) del Regolamento CE n. 4/2009 del 18 dicembre 2008 e, dunque, se la domanda di mantenimento dei figli proposta nell’ambito di un giudizio di separazione personale dei coniugi, essendo accessoria a detta azione, possa essere decisa sia dal giudice del giudizio di separazione che da quello davanti al quale pende il giudizio sulla responsabilità genitoriale, sulla base del criterio della prevenzione, ovvero se debba necessariamente essere delibata da quest’ultimo, risultando alternativi i due distinti criteri indicati nelle lettere c) e d) del citato art. 3.
 
Testo Completo:Ordinanza interlocutoria 7 aprile 2014, n. 8049
(Sezioni Unite Civili, Presidente M. Adamo, Relatore C. Piccininni)

RICORSO PER CASSAZIONE - OMESSO ESAME EX ART. 360, N. 5, COD. PROC. CIV. NOVELLATO DAL D.L. N. 83 DEL 2012 – RILEVANZA – CONDIZIONI

RICORSO PER CASSAZIONE - OMESSO ESAME EX ART. 360, N. 5, COD. PROC. CIV. NOVELLATO DAL D.L. N. 83 DEL 2012 – RILEVANZA – CONDIZIONI
L’art. 360, n. 5, cod. proc. civ., novellato dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in legge n. 134 del 2012, prevede, quale specifico vizio denunciabile per cassazione, l’omesso esame di un “fatto storico”, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che sia stato discusso tra le parti e abbia carattere decisivo, sicché il ricorrente deve indicare tale fatto storico, il “dato” da cui risulti esistente, il “come” e il “quando” esso sia stato discusso e la sua “decisività”, fermo che non rileva l’omesso esame di elementi istruttori, se il fatto storico sia stato comunque valutato dal giudice.
 
Testo Completo:Sentenza n. 8053 del 7 aprile 2014(Sezioni Unite Civili, Presidente L. A. Rovelli, Relatore R. Botta)

RICORSO PER CASSAZIONE - RIFORMULAZIONE DELL’ART. 360, N. 5, COD. PROC. CIV. AD OPERA DEL D.L. N. 83 DEL 2012 – PORTATA SISTEMATICA – INDIVIDUAZIONE

RICORSO PER CASSAZIONE - RIFORMULAZIONE DELL’ART. 360, N. 5, COD. PROC. CIV. AD OPERA DEL D.L. N. 83 DEL 2012 – PORTATA SISTEMATICA – INDIVIDUAZIONE
La riformulazione dell’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. ad opera dell’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in legge n. 134 del 2012, implica la riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione, per cui è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che risulti dal testo della sentenza e si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza stessa della motivazione, non avendo più rilievo il mero difetto di “sufficienza”.

 
 
Testo Completo:Sentenza n. 8053 del 7 aprile 2014(Sezioni Unite Civili, Presidente L.A. Rovelli, Relatore R. Botta)

RICORSO PER CASSAZIONE - RIFORMULAZIONE DELL’ART. 360, N. 5, COD. PROC. CIV. AD OPERA DEL D.L. N. 83 DEL 2012 – PORTATA SISTEMATICA – INDIVIDUAZIONE

RICORSO PER CASSAZIONE - RIFORMULAZIONE DELL’ART. 360, N. 5, COD. PROC. CIV. AD OPERA DEL D.L. N. 83 DEL 2012 – PORTATA SISTEMATICA – INDIVIDUAZIONE
La riformulazione dell’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. ad opera dell’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in legge n. 134 del 2012, implica la riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione, per cui è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che risulti dal testo della sentenza e si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza stessa della motivazione, non avendo più rilievo il mero difetto di “sufficienza”.
 
Testo Completo:Sentenza n. 8053 del 7 aprile 2014
(Sezioni Unite Civili, Presidente L.A. Rovelli, Relatore R. Botta)

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